SENTI FREQUENTEMENTE UN FISCHIO ALL’INTERNO DELL ORECCHIO?
TI CAPITA DI SENTIRE L’ORECCHIO OVATTATO E DOLORE NELLA ZONA CIRCOSTANTE?
Il disordine temporo-mandibolare è una problematica che coinvolge l’articolazione temporo-mandibolare, i muscoli masticatori e le strutture correlate.
Tra i sintomi maggiormente lamentati dai pazienti che giungono da noi a studio troviamo una riduzione del movimento di apertura mandibolare, fenomeni di scroscio articolare, dolore nella regione oro-facciale con frequenti irradiazioni a livello di testa e collo e presenza di ACUFENI.
Nella quasi totalità dei casi il trattamento è conservativo, tra le strategie più utilizzate troviamo un approccio multimodale, dove viene affiancato l’uso di bite o ortesi al trattamento fisioterapico, attraverso la terapia manuale e l’esercizio, così da poter modulare il dolore e non far cronicizzare dei compensi antalgici che il paziente in maniera involontaria mette in pratica.
In questo articolo volevo porre l’ attenzione su un sintomo in particolare, L’ACUFENE
L’acufene è un suono percepito in assenza di un evento acustico, viene descritto a volte come il suono del vento, un fischio o sensazione di ovattamento
Questo può essere percepito ad un orecchio o ad entrambi.
Una caratteristica di questo sintomo è la sua modulazione attraverso il sistema somato-sensoriale, mi spiego meglio:
Il paziente può essere in grado di modificare il “volume” ed il tono dell’acufene attraverso delle contrazioni muscolari della mandibola, del collo o la testa.
( Provate a stringere i denti e ruotare il capo da un lato e dall’altro, mantenendo la posizione per più secondi, il tuo sintomo potrebbe cambiare )
Questo perché disordini del rachide cervicale o dell’articolazione temporo-mandibolare sono strettamente associati all’acufene.

Nel corso degli anni sono stati svolti diversi studi scientifici per capire meglio l’insorgenza di questo sintomo:
Nel 2018 è stato pubblicato un’articolo scientifico, una revisione sistematica su “Trends in hearing”, dove è stata indagata l’associazione fra acufene e disordini temporo-mandibolari e cervicali.
I risultati hanno evidenziato una significativa associazione in particolare fra gli acufeni e i disturbi temporo-mandibolari.
E’ stata vista una relazione bidirezionale, ovvero i pazienti con l’acufene hanno sperimentato più frequentemente disturbi temporo-mandibolari rispetto a soggetti senza acufene.
A differenza dei disordini cervicali, dove i risultati hanno evidenziato solo una relazione unidirezionale, ovvero i pazienti con acufene segnalavano più frequentemente dolore al collo ma non viceversa.
Perché questa associazione fra acufeni ed ATM?
La presenza di acufeni associati a disturbi temporo-mandibolari e cervicali sono spesso legati alla tensione muscolare dei muscoli masticatori, che può influenzare l’orecchio medio attraverso la loro connessione anatomica ( ad esempio le modificazioni come le asimmetrie, le malocclusioni dentali, il bruxismo e lo stress sono responsabili di un’eccessiva contrattura dei muscoli masticatori ).
L’esame fisico e il trattamento manuale diventa quindi molto importante per togliere tensione a questi muscoli, diminuendo lo stress a livello del nervo trigemino con tecniche articolari e di conseguenza migliorando i sintomi degli acufeni.

Cause non di natura muscolo-scheletrica:
Per essere precisi l’acufene può essere generato come sintomo anche da altre cause, non di natura muscolo-scheletrica, come:
- Patologie dell’orecchio (cerume, otiti, corpi estranei, ipoacusia )
- Malattia di Mènière
- Esposizione a suoni con un elevato volume
- Stress emotivo
- Alcuni farmaci (acufene ototossico)
- Problemi cardiovascolari
- Conflitto neurovascolare
- Danni neurologici (ad esempio dovuti a sclerosi multipla)
CONCLUSIONI:
In base alla nostra esperienza clinica e a ciò che gli studi scientifici ci raccontano, questa tipologia di sintomi può essere ridotta e risolta.
L’anamnesi e l’esame fisico sono di particolare importanza per capire se la causa dei sintomi è di origine muscolo-scheletrica e quindi di competenza fisioterapica, in altri casi il paziente potrà essere indirizzato allo specialista di riferimento.









