Avverti una fastidiosa sensazione di spillo nella parte posteriore de tallone?
Il tallone è gonfio, rosso e dolente se lo tocchi?
Fare sport sta diventando sempre più difficile?
Attenzione, se hai risposto si a queste domande, potresti soffrire del Morbo di Haglund o “tallone di Haglund”.
Siamo un gruppo di fisioterapisti specializzati che da oltre 15 anni si occupa con successo nel trattamento delle patologie muscolo-scheletriche.
Continuando a leggere l’articolo ti spiegherò cosa comporta il Morbo di Haglund e come fare per risolvere il problema.
Che cos’è il Morbo di Haglund?
Il morbo di Haglund è una patologia caratterizzata dalla presenza di una protuberanza ossea (esostosi) sul retro del tallone (calcagno), in particolare nel punto in cui si inserisce il tendine d’Achille.
Di conseguenza a questa patologia si associa anche costantemente una tendinopatia achillea.
Inoltre, spesso il tessuto adiposo vicino l’inserzione del tendine d’Achille puó irritarsi a causa del continuo sfregamento di questa prominenza ossea con le calzature. Questo può portare ad una infiammazione della borsa sierosa presente nella porzione posteriore del calcagno causano una borsite retrocalcaneare.

Chi colpisce?
La patologia può colpire sia in età evolutiva che età adulta.
Nel caso dei bambini è abbastanza comune, fa parte delle malattie dette osteocondrosi, ovvero quel gruppo di patologie legate alla crescita che riguardano sia osso che cartilagine.
In particolare, vengono colpite le cartilagini di accrescimento, una delle più conosciute è quella che colpisce l’apofisi tibiale, in questo caso si parla di Sindrome di Osgood-schlatter.
Il morbo di Haglund ha lo stesso principio ed è legato ad un’alterata produzione di osso dell’apofisi posteriore del calcagno, in età evolutiva tuttavia tende a regredire ed è per lo più asintomatica nel bambino.
Qualora il bambino dovesse provare dolore, di solito solo durante l’attività sportiva, piuttosto che obbligarlo a rinunciare allo sport scelto, può essere utile un consulto medico.
Nel caso degli adulti invece, questa patologia colpisce in età compresa tra i 20 ed i 50 anni, è maggiormente nel sesso femminile, si ipotizza a causa delle scarpe più costruttive che spesso indossano.
Inoltre, è più frequente negli sportivi, in particolare colore che praticano sport di corsa, a causa delle numerose sollecitazioni che ricevono sul calcagno.
Cause
La causa è idiopatica, ma si pensa sia dovuta a microtraumatismi ripetuti sul tendine, il quale si trova tra “incudine e martello”, a causa dell’azione congiunta di:
- parte più dura della calzatura
- Angolo postero-superiore del calcagno
Queste sollecitazioni avvengono anche se in misura diversa, in tutte le persone; tuttavia, solo alcuni soffrono di questa patologia, esistono infatti fattori predisponenti come:
- piede cavo: arcata plantare eccessivamente pronunciata e dita ricurvate favoriscono la verticalizzazione del calcagno rendendo il piede predisposto ad ulteriori disturbi.
- Profilo del calcagno: un calcagno più alto è predisposto allo sviluppo del morbo di Haglund.
- Sovraccarico fisico: elevate sollecitazioni prolungate nel tempo con calzature troppo strette o scomode.
Quali sono i sintomi?
dolore al tallone: localizzato a livello dell’inserzione calcaneare del tendine d’Achille. Il dolore diminuisce a riposo, ma aumenta con la palpazione o con le calzature.
Alterato profilo del tallone: il normale profilo del tallone è alterato dalla presenza di una protuberanza ossea.
Gonfiore e rossore: la pelle risulta ispessita e può apparire violacea
Dolore durante i movimenti della caviglia
Dolore alla deambulazione: inizialmente solo per i primi passi, successivamente se non curata, provoca dolore tale da impedire l’attività fisica e può arrivare a compromettere del tutto la deambulazione.

Diagnosi
La diagnosi di Morbo di Haglund inizia sempre tramite una corretta anamnesi, a cui segue osservazione e valutazione clinica tramite:
- palpazione del piede
- Assetto del piede e calzature
- Valutazione della caviglia
- Deambulazione
Per confermare la diagnosi può essere utile integrare esami strumentali come:
Rx: indispensabile per identificare alterazione del calcagno ed eventuali calcificazioni sul decorso del tendine d’Achille.
Ecografia: utile per valutare lo stato del tendine d’Achille.
RM: utilizzata per uno studio più accurato dei tessuti molli (tendine, borsa pre-Achillea e borsa retrocalcaneare).
Trattamento Conservativo e Chirurgico
Il trattamento primario è sempre conservativo.
Il nostro trattamento è mirato a:
- ridurre infiammazione locale: utilizzando mezzi fisici strumentali come ipertermia e onde d’urto.
- Migliorare la mobilità di caviglia e piede: utilizzando tecniche manuali andremo a lavorare sulla mobilità della caviglia (tibio-tarsica e tibio-peroneale), mobilità del piede e scorrimento del tendine.
- Esercizio terapeutico: una volta ridotta l’infiammazione e riguadagnato la mobilità, è fondamentale inserire esercizi di rinforzo, mobilità attiva e propriocezione.
- Training alla deambulazione: successivamente lavoreremo sulla corretta deambulazione, nelle fasi più avanzate sulla corsa ed infine sul gesto sportivo.
Tuttavia, è fondamentale anche l’utilizzo di calzature adeguate, e magari può essere utile l’adozione di solette o plantari su misura per detendere il tendine d’achille e migliorare il carico di lavoro di questa struttura.
Queste ortesi possono essere termoformate dal nostro tecnico ortopedico, sempre previo esame baropodometrico, il quale può essere eseguito anche in sede qualora il paziente ne avesse bisogno.
In caso di fallimento del trattamento conservativo, l’unica strada percorribile è il trattamento chirurgico che consiste in una rimozione parziale o totale della prominenza ossea.
Dopo questo intervento, il ritorno alle attività di vita quotidiana avviene dopo le 4-10 settimane, ma per il ritorno allo sport il tempo è più lungo.
Conclusioni
Data la complessità del trattamento e le lunghe tempistiche di recupero dopo il trattamento chirurgico, capisci come affidarsi a personale specializzato sia fondamentale per la veloce e corretta ripresa prima delle attività di vita quotidiana e poi per il ritorno allo sport.
Non perdere tempo, questo tipo di problematiche non passerà da sola, è più l’infiammazione aumenta, più lunghi saranno i tempi di recupero.








